Scritti critici
Testo di Vincenzo Cioni
Marzia Forteguerri
La formazione e gli inizi
Oggi su You Tube si arriva facilmente a vedere una moltitudine di quadri di Marzia Forteguerri e, più in generale, l’insieme della sua opera pittorica, quella di un’importante artista formatasi negli anni Sessanta al Liceo Artistico di Firenze e oggi conosciuta da una ristretta cerchia - diciamo - di …“beninformati”. Se poi si ha la rara fortuna di vedere la maggior parte dei suoi lavori, quella ancora “segreta”, quella che è ancora accatastata a terra o appesa alle pareti delle sue residenze - da quelle urbane a quelle in villa - si dovrà dire che la sua produzione è davvero ampia e che però si lascia cogliere facilmente sia nel suo ordine cronologico interno sia nella sua forza evolutiva da cui quasi inevitabilmente è stata generata.
Nell’opera della Forteguerri ci sono tre periodi stilistici, tre fasi artistiche ben individuabili nel lungo percorso da lei compiuto. Marzia Forteguerri, nel mondo della pittura italiana vive una prima fase produttiva in cui la formazione accademica - impostata nell’ambiente pistoiese e fiorentino degli anni ’60 - è stata dominante. Ad essa segue una fase creativa di impronta che si può dire senz’altro neo-surrealista. E poi segue un lungo periodo produttivo, non ancora concluso, che è di piena adesione alla Transavanguardia, quella linea culturale che la avvicina a Sandro Chia e a Palladino, in autonomia però e con sicura originalità.
La fase di impronta accademica, di naturalismo rappresentativo rapido ma efficace per rendere somiglianze e caratteri, non si esaurisce nelle tematiche familiari, amicali o aneddotiche, ma ci lascia opere di genere di buona qualità, come nel genere del paesaggio o della natura morta. Forse, proprio spostando i limiti del genere della natura morta è avvenuta la conquista di quella libertà immaginativa che ha portato la Forteguerri a divenire una protagonista di primissimo piano del Secondo Surrealismo italiano, un movimento che oggi sappiamo essere di dimensione europea. Il Neo-Surrealismo, nelle sue espressioni più consapevoli - poche e qualificate - si è allontanato dalle facili ironie e dalle facili mutazioni di senso che invece - generalmente - ne ha favorito la diffusione ma anche appesantito e svalutato l’originale forza comunicativa.
Il Neo-Surrealismo
Il neo-surrealismo degli anni ’70-90 della Marzia Forteguerri non tenta mai la strada dell’ironia o delle gags che cercano consensi e ammiccano ad altri sensi e altri significati. È invece una rappresentazione di stati d’animo angosciosi, una denuncia di blocchi emotivi insuperabili, una successione di ostacoli drammatici che nella resa pittorica mostrano prigioni mentali di difficile sopportabilità. Le tele surrealiste della Forteguerri sono inquietanti non tanto per l’ironia o l’enigmaticità che sono quasi assenti quanto per la cupa pesantezza delle “gabbie” di materiali omogenei che non lasciano scampo e speranze. Ironia e invito al dialogo compaiono invece nelle coeve opere plastiche che, come nei suoi tanti piccoli teatri di materiali compositi e collages - fra lustrini e merletti - con un primo piano e uno sfondo, con luci e carillon, in scene molto vicine al Surrealismo povero e filmico dei paesi slavi, sdrammatizzano il sentire angoscioso dei quadri e lasciano finalmente uscire quegli umori liberatori dell’ironia tragica da “Nave dei folli” con cui stigmatizzare le follie dei nostri tempi.
I teatrini e le opere plastiche
Non è difficile immaginare che dalle decine di teatrini di piccola dimensione da lei costruiti - nei quali avveniva un dialogo fra lo sfondo e il primo piano, in un continuo appello allo spettatore ad entrare in quegli spazi del sogno e dell’ironia - non è difficile immaginare che da questi teatrini sia nata la terza fase della pittura Marzia Forteguerri sul finire degli anni ’90. Da allora essa rappresenta in grandi scene fantastiche vari mondi di sogno, prospettive oniriche come se fossero viste da un teatro, da un picco, da un balcone che si affaccia sui giardini incantati della immaginazione: sono tutte scene di vita dove il sogno è il protagonista. Si vuole così rappresentare un mondo onirico nelle dimensioni giganti di tele di 4 o 5 o 6 metri quadrati, dimensioni ragguardevoli, superiori alla fruibilità domestica, grandi tele avvolgibili e svolte di fatto all’occorrenza in irripetibili performances importanti esse stesse. Così, nella panoramicità, ci si fa comprendere i messaggi che l’autrice affida alla tela: decine di metri quadri di sogno e colloquio con la memoria… Sono spazi che a volte hanno e a volte non hanno un punto focale prospettico, sono scene di fenomeni mentali a-temporali con citazioni e residui di sogni, tanto che vi ritroviamo, e con buon anticipo, tutti i caratteri migliori della Transavanguardia. Il “citazionismo” che caratterizza il Movimento vi è risolto nel continuum della narrazione, così che i grandi “teleri” della Marzia Forteguerri sono eredi tanto della pittura metafisica quanto del primo Surrealismo di sicura impronta francese. Anche perché, dalla Francia di Bonnard e del divisionismo viene il tratto dipinto e disegnato della sua pittura. Ma più in generale, ne i grandi “teleri” ritroviamo sia la frammentazione dell’immagine che quella sospensione del tempo che è stata ben presentata sia dal Nouveau Roman che dalla sua trascrizione nell’immagine filmica, quella che ha trovato la sua migliore rappresentazione ne “L’année dernière a Marienbad” (forse la suggestione più importante avuta anticipatamente dalla pittrice).
I grandi teleri e la Transavanguardia
Il valore artistico dell’opera di Marzia Forteguerri è davvero rimarchevole: i suoi quadri surrealisti e i grandi “teleri” transavanguardisti la collocano con grande autorevolezza accanto a Chia, a Mimmo Palladino e agli altri che Bonito Oliva ha raccolto sotto la categoria artistica della Transavanguardia. Voglio sperare che un suo riconoscimento definitivo, dopo mostre e cataloghi che le hanno dato occasioni di farsi conoscere, avvenga in tempi rapidi e nei modi conformi alle procedure più serie della Critica d’Arte.
Vincenzo Cioni
Opere di Marzia Forteguerri
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